“I TINTORETTO RITROVATI”

Otto tele riferite a Tintoretto da Vittorio Sgarbi, vengono esposte ai Musei Civici agli Eremitani dall’11 maggio al 25 settembre nella mostra I Tintoretto ritrovati. “Questa mostra – afferma il sindaco Massimo Bitonci – s’inserisce nel progetto artistico ideato ed elaborato da Vittorio Sgarbi, per far scoprire al pubblico personalità dell’arte, legate alla nostra città e al territorio veneto. Un’occasione per riflettere sulla grandezza della nostra cultura”.

“Le opere esposte – spiega Vittorio Sgarbi – sono da attribuire alla gioventù di Tintoretto, il pittore più chiacchierato del suo tempo. La sua maniera sperimentale di dipingere, la sua prestezza e prolificità, il suo carattere aggressivo e competitivo suscitarono fra i contemporanei reazioni vivaci, la cui eco è giunta fino a noi, grazie alle loro lettere, ai trattati e alle biografie scritte su di lui”.

Il letterato Pietro Aretino (Arezzo 1492 – Venezia 1556) arrivò a rimproverare a Jacopo Robusti (Venezia 1518-1594), detto Tintoretto perché figlio di un tintore di panni, la sua “tristizia e pazzia”. Giorgio Vasari (Arezzo 1511 – Firenze 1574), pittore, architetto e scrittore, ne “Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri” lo definì “il più terribile cervello che abbia avuto mai la pittura”.

La tradizione lo vuole allievo di Tiziano; “disegno di Michelangelo e colorito di Tiziano” sembra sia stata l’insegna posta dal Tintoretto sulla porta del suo studio.

La storia delle otto tele esposte è riassunta nel catalogo “Da Bellini a Tintoretto: dipinti dei Musei civici di Padova dalla metà del Quattrocento ai primi del Seicento” a cura di Alessandro Ballarin e Davide Banzato (1991) nella scheda a firma di Vittoria Romani, dove viene esaminata anche la controversa vicenda critica.

Acquisite dal Museo Civico tramite il lascito della contessa Giulia Giusti del Giardino nel 1968, secondo le informazioni fornite dalla famiglia Giusti, esse proverrebbero da una eredità Pisani, e più precisamente da palazzo Pisani di Este. Paola Rossi, già professore ordinario di Storia dell’arte moderna all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ritiene invece di poterle identificare con una serie di dipinti attribuiti allo Schiavone e descritti nell’inventario dei beni di Vettor Pisani Zusto del 1875, al secondo piano di palazzo Pisani in san Polo a Venezia. Al loro ingresso in museo le tele vengono registrate con l’attribuzione a pittore tintorettesco fiammingo a cavallo tra XVI e XVII secolo, che doveva essere quella tradizionale, poiché compare anche nel documento di accettazione del lascito. Sottoposte a restauro, ultimato nel 1979 da Antonio Lazzarin, vengono ascritte al Tintoretto dagli storici d’arte Rodolfo Pallucchini, già titolare della Cattedra di Storia dell’Arte moderna all’Università di Padova e da Paola Rossi, in particolare al momento giovanile dell’artista (1543-1544). La Romani, autrice della scheda del catalogo, non riconosce invece la paternità di Jacopo Tintoretto, ma afferma che le tele sono da attribuire a un suo imitatore che le avrebbe realizzate nel sesto decennio del Cinquecento.

Le opere, attribuite quindi ad un imitatore del noto pittore veneziano, sono state esposte nell’anticamera del Gabinetto del Sindaco a Palazzo Moroni fino al mese scorso, quando Vittorio Sgarbi, in occasione di un incontro a Palazzo Moroni, le ha notate riconoscendo la loro originalità e proponendo di presentarle al pubblico in questa mostra.

I dipinti sono a soggetto mitologico, principalmente di fonte ovidiana: Giudizio di Paride, I Cercopi mutati in scimmie, Briseide rimprovera Achille(?), Deucalione e Pirra, Apollo e Marsia, Venere e Adone, Giove e Semele, Compianto su Adone morto.

Ad arricchire la mostra, una significativa scelta di edizioni illustrate delle Metamorfosi di Ovidio, provenienti dal patrimonio della Biblioteca Civica, che bene rappresenta la diffusione dell’opera nel Cinquecento. Il testo ovidiano fu un vero best seller dell’epoca; la sua circolazione fu favorita dalle traduzioni in volgare e dalle immagini di corredo. Divenne una delle principali fonti per la pittura mitologica del secolo, cui offriva un affascinante e vasto repertorio iconografico e testuale.

Sono esposte anche, alcune incisioni di traduzione da opere di Tintoretto, conservate presso il Gabinetto Disegni e Stampe del Museo d’Arte Medioevale e Moderna che testimoniano la fortuna di cui godette il pittore e contribuirono alla conoscenza e alla divulgazione su vasta scala dei suoi dipinti.

Al termine della visita della mostra il visitatore sarà condotto nelle sale della Pinacoteca e di Palazzo Zuckermann alla riscoperta di una selezione di opere delle collezioni permanenti, che hanno come soggetti miti e temi riferibili alle Metamorfosi di Ovidio. Dipinti, sculture e maioliche istoriate, opportunamente segnalate lungo il percorso museale, ci introdurranno in un mondo animato da dei, uomini, amore, ira e vendetta.

Il visitatore potrà rivivere le suggestive storie di Apollo e Dafne, Pan e Siringa, Piramo e Tisbe (Romeo e Giulietta dei tempi romani), Leda e il cigno, lasciandosi trasportare dalle intricate vicende illustrate nelle Metamorfosi.

dopo l’inaugurazione della mostra “Il San Lorenzo di Donatello”, tenutasi il 29 aprile scorso, “I Tintoretto ritrovati” è un evento ideato nell’ambito del ciclo “Padova 2016. Le mostre di Vittorio Sgarbi”, realizzato dal Comune di Padova con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, dopo l’inaugurazione della mostra “Il San Lorenzo di Donatello”, tenutasi il 29 aprile scorso.

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inaugurazione della mostra “I Tintoretto ritrovati”

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