DALLA PARTE DELLE DONNE: LE STRUTTURE DEL COMUNE PER CONTRASTARE LA VIOLENZA DI GENERE

 Il terzo rapporto Eures sul femminicidio in Italia fotografa purtroppo un quadro ancora allarmante: 152 donne uccise nel 2014 pari al 32% delle vittime totali. Di queste morti, 117 sono state causate in ambito familiare e 35 per mano criminale. Il numero dei femminicidi al sud è diminuito del 42,7%, da 75 a 43, a fronte di una crescita dell’8,3% al nord, da 60 a 65. In Veneto, i casi sono aumentati, da 4 a 7. Nel 94% dei casi la morte di una donna avviene per “mano di un uomo” e nel 77% di un familiare. Tra i moventi prevalenti: la gelosia e il possesso. Il più alto numero di femminicidi è stato compiuto dal coniuge, dal convivente o da ex partner: 81 vittime pari al 69,2% dei 117 femminicidi censiti. Sempre secondo il rapporto Eures, diminuisce l’’età media delle vittime anche se viene certificato un incremento delle donne anziane uccise, il 33,6%.

Dal Centro Antiviolenza, gestito dal Centro Veneto Progetti Donna, allo Sportello Donna situato in piazza Capitaniato, dalla Casa di fuga per donne vittime di violenza, alla Casa di seconda accoglienza: sono queste le strutture sostenute dal Comune di Padova per contrastare la violenza di genere.

“La violenza sulle donne è, purtroppo, un’’emergenza sociale. E’’ un fenomeno diffuso ed è presente in tutte le categorie e classi sociali, culturali –- commenta l’’assessore al sociale Vera Sodero – I tantissimi e continui casi di femminicidio evidenziano quanto sia necessario e importante intervenire a livello locale per prevenire il fenomeno, per cercare di dare assistenza alle vittime trattando i casi nella loro globalità, non solo dal punto di vista sanitario ma anche psicologico, legale, sociale. Come Amministrazione – conclude – confermiamo il nostro impegno nella lotta contro ogni forma di violenza di genere. Confermiamo soprattutto il nostro contributo concreto alla rete dei centri antiviolenza attraverso servizi territoriali e di sostegno”.

In base alla Legge Regionale 5/2013, art. 4 par. 6, gli accessi ai centri di accoglienza sono curati Centro Veneto Progetti Donna– Centro Antiviolenza, che ne decide le priorità. Per tutte le strutture, l’Amministrazione comunale partecipa ai bandi indetti della Regione Veneto per ottenere contributi annui di varia entità. Per l’anno in corso, anche la Fondazione Cassa di Risparmio ha stanziato una quota a parziale copertura delle spese di gestione delle case.

Ecco nel dettaglio una sintesi dell’’attività svolta dalle strutture:

Il “Centro Antiviolenza” è gestito dal Centro Veneto Progetti Donna, ha sede in un edificio di proprietà comunale ed è finanziato dall’ULSS 16 tramite una convenzione. Il Comune, oltre alla concessione dei locali di via Tripoli, sostiene parzialmente le spese tramite contributi. Il Centro, riconosciuto dal Ministero e dalla Regione Veneto, dispone di un numero verde gratuito 800 81 46 81, è in rete con i servizi sociosanitari provinciali ed è in costante contatto con le Forze dell’Ordine per le quali è anche referente in materia di stalking. Lo scorso anno ha accolto più di 800 donne.

Lo “Sportello Donna” è situato in piazza Capitaniato ed è dato in gestione al Centro Veneto Progetti Donna. Lo Sportello dà informazioni in qualsiasi ambito della vita della donna, dal lavoro alle politiche familiari, alla salute ed è punto di riferimento per i casi di violenza, prima di arrivare al Centro Antiviolenza. E’ in rete con gli enti pubblici e le strutture sanitarie. L’utente viene accompagnata, ove necessario, nei contatti con i servizi sociali, con i servizi sociosanitari, con le associazioni del privato sociale; le viene inoltre fornita consulenza legale e psicologica, gratuita, le viene dato aiuto per la compilazione di pratiche amministrative, viene accompagnata nella ricerca di un lavoro. L’anno scorso le donne che si sono rivolte allo Sportello sono state 352, nei primi sei mesi di quest’anno sono state 149 e la maggioranza, in entrambi i casi, era di nazionalità italiana. Per l’attività dello Sportello il Comune stanzia 20 mila euro all’’anno.

La “Casa di fuga per donne vittime di violenza” ospita donne singole o, nella maggior parte dei casi, con figli minori . Per la Casa, l’Amministrazione comunale stanzia annualmente 120 mila euro, una somma che comprende, oltre al vitto, le spese di acquisto di beni di prima necessità per le ospiti e il loro figli, la gestione operativa, la spesa delle operatrici per l’’accompagnamento delle donne ai servizi, il supporto psicologico e legale, l’’accompagnamento dei figli minori a scuola (di solito le mamme non possono accompagnarli per motivi di sicurezza), le attività extrascolastiche e lo spazio neutro. Qui le donne possono essere ospitate per 4-6 mesi. Nel 2014 sono state ospitate 1 donna senza figli e 9 donne con 15 figli minori che si trovavano in gravi situazioni di violenza intrafamiliare. Dal primo gennaio al 30 settembre 2015 la Casa ha accolto 4 donne con 6 figli minori.

La “Casa di seconda accoglienza” : si tratta di due appartamenti collegati tra loro in un’’unica residenza, acquistati dal Comune con il contributo della Regione Veneto e della Fondazione Cassa di Risparmio e dati in gestione alla Croce Rossa che ne sostiene i costi. In questa casa arrivano, solitamente, le donne provenienti dalla Casa di fuga o donne che, per esigenze diverse, possono accedervi senza transitare prima dalla Casa di fuga. La Casa di seconda accoglienza prevede un periodo di ospitalità di 6 mesi circa durante i quali la donna viene accompagnata all’’inserimento lavorativo e sociale.

(g.g.)

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